Saw 8 Legacy: Trailer, Cast e Data D’Uscita In Italia

In uscita il prossimo autunno in Italia l’ottavo capitolo di “Saw”. Poche le indiscrezioni sulla trama, noti il cast e il trailer.

 

È online il trailer del nuovo capitolo di una delle serie horror più amate e longeve degli ultimi anni: “Saw: Legacy“, diretto dai fratelli Spierig. L’uscita di questa nuova pellicola, programmata per Halloween (31 ottobre) 2017, probabilmente non era prevista nel 2010 quando il regista Kevin Greutert portò nelle sale il settimo capitolo, “Saw 3D – Il capitolo finale”. Tuttavia, a dispetto del titolo, molti fan intuirono che la storia non fosse del tutto esaurita.

Con il titolo “Legacy” (cioè “eredità”) Michael e Peter Spierig (autori di “Daybreakers” e “Predestination”) suggeriscono agli appassionati della serie, o semplicemente dei film dal gusto orrorifico, che la pellicola sarà una continuazione della storia e non un prequel degli avvenimenti del terzo capitolo, come alcune voci cinefile suggerivano in passato. È infatti in “Saw III – L’enigma senza fine” che John Kramer, alias Jigsaw, viene ucciso, lasciando ai suoi eredi il compito di continuare il suo perverso progetto.

Saw Legacy: il trailer

Il trailer ci mostra, oltre alla maschera della testa di maiale usata per terrorizzare e rapire le proprie vittime, le autopsie di alcuni uomini ritrovati per la città che riportano l’inconfondibile marchio di Jigsaw: un pezzo di puzzle. Anche in questo capitolo, i protagonisti saranno chiamati a superare le prove imposte dal killer il quale, seppur morto anni prima, continua a vivere nelle menti dei suoi discepoli. Nel cast troviamo Mandela Van Peebles, Laura Vandervoort, Brittany Allen, Callum Keith Rennie, Matt Passmore, Hannah Emily Anderson, Josiah Black, Shaquan Lewis, Michael Boisvert, James Gomez e, nonostante la morte del suo personaggio, il terribile ed inquietante Jigsaw/Tobin Bell.

Saw: la storia della serie horror firmata Spierig

Tutto è cominciato nel 2004 quando John Kramer, ingegnere civile e futuro padre di famiglia, subisce due traumi devastanti nella propria famiglia: la moglie incinta perde il bambino in un incidente in seguito a una rapina e, dopo il divorzio, viene diagnosticato all’uomo un tumore inoperabile che lo avrebbe presto condotto alla morte. John, caduto in profonda depressione, tenta il suicidio, fallendo: questo lo porta a provare un amore viscerale per la vita, che stava ormai perdendo. Decide, così, che da quel giorno avrebbe fatto di tutto per far capire a chi, secondo il suo giudizio, mostra disprezzo per la vita, i propri errori attraverso sfide terribilmente mortali, nascosto sotto la maschera di Jigsaw. L’assassino, con l’intento di impartire una lezione di vita, pone le proprie vittime in condizioni estreme: si ritroveranno a scegliere tra la morte e la vita, ma quest’ultima dovranno guadagnarsela. Il gioco continua.

w.

21/07/2017

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Last Knights

Quando un film, nonostante Morgan Freeman e Clive Owen, delude.

Appartenente al genere ‘fantasy realistico’, che già di per sé lascia perplessi, il film (del 2015, diretto da Kauzaki Kiriya) parla delle vicende svolte in un regno immaginario, dove tutti i popoli convivono pacificamente, cosa che implica uomini dell’estremo oriente a sottostare allo stesso Imperatore che regna su europei. In questo contesto, Lord Bartok (Freeman) viene invitato alla corte del braccio destro dell’Imperatore, Geza Mott, accompagnato dai suoi uomini tra cui il Comandante Raiden (Owen). Geza Mott era solito pretendere tangenti dai Lord in cambio di protezione, tuttavia Lord Bartok rifiuta di sottomettersi e si macchia della colpa di tentato omicidio nei confronti del ministro. Giunti difronte all’Imperatore, il Lord non nega ciò che ha fatto e accusa il ministro, il quale riesce a farlo condannare a morte che giungerà dalla spada del suo comandante. Inizia così la caduta del ragno di Bartok e la conseguente dissoluzione del suo esercito. Tuttavia, col passare del tempo, i più fedeli si riuniranno segretamente e, guidati ancora di Bartok, tenteranno di vendicarsi assediando il palazzo del ministro Mott.

Ora, leggendo la trama, si può intuire come la sceneggiatura non goda di grande originalità né di colpi di scena da lasciare lo spettatore a bocca aperta. L’unico, infatti, si ha appena prima della parte finale, dove scopriamo che per un anno Raiden aveva finto di trovarsi in bilico tra la vita e la morte, poiché aveva perso qualsiasi forma di onore. Tutto questo solo per ingannare le spie di Mott, il quale ossessionato dalla sete di vendetta del Comandante gli teneva alle calcagna i suoi uomini migliori. Per il resto la trama è alquanto lineare, senza alcun intreccio complicato. I personaggi, a parte Raiden, Mott ed il suo migliore guerriero Ito, sono poco più che bidimensionali, mancando completamente di una qualsiasi profondità. Restando fedeli al genere, fantasy realistico, gli unici elementi di pura invenzione riguardano la geografia e la politica, senza lasciare spazio ad alcuna creatura immaginifica o strani poteri sovrannaturali. Personalmente non approvo completamente questo genere: a me non piace il fantasy ‘campato per aria’, che si basa completamente sulla magia o su creature impossibili, anzi preferisco una contestualizzazione degli elementi fantasy, plausibili nel mondo immaginario, ma che devono comunque essere presenti.

Da sottolineare come Owen, per conferire una certa ‘epicità’ al suo personaggio, affronti ogni battaglia che lo vede in prima linea con una certa aria di superiorità: sembra che il Comandante non sudi nemmeno nell’uccidere decine di soldati nemici, infatti non si degna nemmeno di correre o cambiare minimamente passo dalla sua camminata sulla passerella dell’epicità, mentre i suoi uomini muoiono, perdono sangue e corrono da una parte all’altra dell’immenso giardino e del palazzo di Mott.

In poche parole: un film godibile, bello per gli occhi grazie ai paesaggi e agli edifici mozzafiato, che però annoia presto per un ritmo lento non necessario. Vi ritroverete spesso a porvi domande che difficilmente troveranno una risposta, come per esempio ‘quanti sono i soldati di Raiden?’.

Consigliato? Se vi piace il genere epico ambientato in un mondo immaginario, senza azione fino agli ultimi dieci minuti, con un’atmosfera che tenta di conferire un senso di leggenda laddove non vi è bisogno, sì.

W.

11/03/2017

Fast and Furious 8: arriva il primo trailer ufficiale

Universal Pictures mostra a Times Square il primo trailer dell’ottavo capitolo della saga

 

Fast and Furious 8, ecco il video di Vin Diesel che annuncia il ... - sceglilfilm.it

 

Come anticipato dalla Universal Pictures, è stato trasmesso in diretta Facebook il tanto atteso trailer del nuovo capitolo della saga #Fast and Furious proiettato alle 1.40 del mattino del 12 dicembre 2016 a Times Square.

L’ottavo capitolo

‘Fast and Furious 8: The Fate of the Furious’ è il titolo dell’ennesimo capitolo dell’avvincente saga che sin dal 2001 domina incontrastata nei cuori dei giovani appassionati di corse automobilistiche arricchite con storie d’amore e d’amicizia commoventi. Candidata a diventare una delle saghe più longeve del #Cinema, questo ottavo capitolo apre all’ultima trilogia targata ‘Fast and Furious’, che probabilmente gli permetterà di festeggiare il ventesimo compleanno (nel 2021) sui grandi schermi del mondo. Fu Vin Diesel in persona, insieme con il regista Gary Gray, ad annunciare il 27 aprile scorso l’inizio della produzione di questo nuovo capitolo, tramite la pubblicazione di foto del cast e dei set. Per vedere il film su grande schermo dovremo aspettare il 13 aprile #2017, ma intanto possiamo goderci il trailer che sta facendo il giro del mondo.

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Il trailer

La pellicola si apre con la fuga di Vin Diesel (Dom), Dwayne Johnson, Jason Statham e le rispettive compagne da un gruppo di poliziotti che non riescono a star dietro ai bolidi dei protagonisti ed ai loro mirabolanti e perfettamente orchestrati piani evasivi. Seminati i poliziotti, Vin Diesel compie una mossa inaspettata da tutti: tradisce la propria famiglia provocando un incidente, che li porterà ad essere arrestati e messi in carcere. Si scoprirà che una donna misteriosa, interpretata dalla premio Oscar Charlize Theron, ha sedotto Vin con l’obiettivo di farlo entrare nel mondo del terrorismo Hi-Tech. Consci della grande minaccia, gli uomini del governo americano decidono di assoldare i vecchi compagni di squadra del ricercato, gli unici capaci di prevedere almeno in minima parte le sue mosse, Johnson e Statham. Comincia così la caccia al terrorista per tutto il mondo, passando dagli Stati Uniti, a Cuba e perfino tra i ghiacci del nord dove la minaccia si fa sempre più consistente. In poche parole, questa trilogia pare serbare grandi colpi di scena e tanta, tantissima azione.

W.

12/12/2016

Berlinale 2017: il Festival Internazionale del film rivela alcuni nomi

Reso pubblico il programma della 67° edizione, torna un film di Kaurismaki e Richard Gere.

 

Away In Style | Glashütte Original Documentary Film Award at ... - awayinstyle.com

Dal 9 al 18 febbraio #Berlino ospiterà la sessantaseiesima edizione di uno dei #festival dedicati al #Cinema più importanti in assoluto, la Berlinale 2017 che assegnerà il tanto desiderato ‘Orso d’oro’, vinto lo scorso anno dall’italiano Gianfranco Rosi con il suo ‘Fuocoammare’.

Le regole della giuria

Con oltre 330 mila biglietti venduti al pubblico ed oltre 400 film in concorso divisi in cinque categorie, Berlino si appresta ad ospitare i registi più talentuosi e di maggior risalto nel mondo cinematografico per soddisfare le menti assetate di novità ed opere profonde degli spettatori sempre più desiderosi di conoscere le pellicole che invaderanno le sale di tutto il mondo. I film hanno come uniche restrizioni quelle di dover essere stati prodotti non più di 12 mesi dalla data di presentazione al festival, di essere stati distribuiti solamente nel paese d’origine e, naturalmente, non devono aver partecipato ad alcun concorso precedentemente. Il Presidente della Giuria, che succederà a Meryl Streep, sarà il regista di ‘Basic Instinct’ e di ‘Elle’, soprattutto, Paul Verhoeven, il quale può vantare anche di una nomination agli Oscar.

Ospiti e categorie

Tra gli autori più attesi vi è sicuramente il finlandese Aki Kaurismaki, padre del ‘Miracolo a Le Havre’, con un film incentrato sull’incontro tra un normale cittadino e un uomo in cerca di asilo. Scorrendo invece i nomi degli attori che hanno recitato nei vari film in concorso al Festival spiccano Richard Gere, in ‘The Dinner’ di Oren Moverman, Penelope Cruz in ‘La Reina de Espana’ di Fernando Trueba e Samuel L. Jackson in qualità di voce narrante in ‘I am not your negro’. Le sezioni più seguite dagli spettatori di tutto il mondo negli ultimi anni sono state soprattutto ‘Panorama’, la quale comprende le novità nate da produttori indipendenti e delle Art-house americane, ‘Forum’, dedicata ai documentari rivolti all’attualità politica e sociale proveniente da ogni angolo della Terra, e ‘Generation’, per film d’animazione e non destinati prevalentemente alla fascia di pubblico più giovane. Non ci resta che pazientare fino al 9 febbraio per scoprire se il cinema inaugurerà il 2017 con grandi novità o meno.

W.

15/01/2017

Fonti del Clitunno – Febbraio 2017

‘Alle Fonti del Clitumno’ – Odi Barbare

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“Ancor dal monte, che di foschi ondeggia

frassini al vento mormoranti e lunge

per l’aure odora fresco di silvestri

salvie e di timi,

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scendon nel vespero umido, o Clitumno,

a te le greggi: a te l’umbro fanciullo

la riluttante pecora ne l’onda

immerge, mentre

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ver’ lui dal seno del madre adusta,

che scalza siede al casolare e canta,

una poppante volgesi e dal viso

tondo sorride:

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pensoso il padre, di caprine pelli

l’anche ravvolto come i fauni antichi,

regge il dipinto plaustro e la forza

de’ bei giovenchi,

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de’ bei giovenchi dal quadrato petto,

erti su ‘l capo le lunate corna,

dolci ne gli occhi, nivei, che il mite

Virgilio amava.”

G. Carducci – 1876

Il Tempo d’Attesa

Odio andare dal barbiere.

Tanto tempo perso solo per aprire e chiudere le lame delle forbici con i miei carissimi capelli nel mezzo. L’unico modo che ho per non pensare a questa atrocità è scrivere in questo blocchetto i miei pensieri, così da far passare il tempo d’attesa più velocemente. Comunque questa è una cosa che chiunque potrebbe fare, certo non con maestria e mestiere come chi ha studiato e si è esercitato per anni in questo campo, ma poi tanto ricrescono, giusto? I miei parenti vogliono che sia sempre perfetto, in ordine, con l’aspetto curato ed i vestiti giusti per qualsiasi occasione. La verità è che a me non interessa minimamente: non capisco perché la gente dovrebbe giudicare la mia persona semplicemente dal primo sguardo. Io sono molto di più di ciò che si può vedere dai miei capelli arruffati o scriminati, oppure dalla giacca e camicia o dalla felpa col cappuccio. Proprio per questo motivo mi diverto a dare alla gente una prima impressione di me del tutto fuorviante da ciò che sono veramente, così da lasciarli stupiti o, addirittura, senza parole, insegnandogli, magari, indirettamente ad andare oltre l’aspetto di una persona prima di affibbiargli un qualsivoglia giudizio.

E via ad aspettare, non più di tre mesi dopo l’ultima volta, ancora seduto su quella poltroncina per non fare un torto ai miei cari ed ai loro princìpi, sprofondando tra la musica che passa la radio in sottofondo e le rade chiacchiere che inquinano l’aria di un barbiere per soli uomini, confondendosi tra l’aroma della cera e del gel per capelli. L’unica soluzione che riesco ad escogitare in quella giungla paesana per ammazzare il tempo è intristirmi di fronte alle pagine dei quotidiani sportivi cui sottotitoli riportano “Inter, 2-1 da brivido”. Già, nonostante sia figlio di una famiglia di tifosi sfegatati bianconeri, ahimè son nato con cuore nerazzurro. In quest’ultimo, brevissimo periodo, lungo ormai la bellezza – si fa per dire – di sette anni, chi è come me sopravvive grazie ai ricordi, ai sogni vissuti una lontana notte primaverile di Madrid, quando i nostri occhi ammiravano estasiati sullo schermo di una televisione le prodezze dell’Acchiappasogni e del Principe albiceleste, che avvicinandosi al bene supremo incondizionato, ci hanno fatto abbracciare, gioire, cantare con chiunque fosse a pochi passi di distanza da noi, facendoci dimenticare qualsiasi torto ci avesse fatto fino a quel momento. Tuttavia, tempo non è stato clemente con noi, tifosi del biscione di Milano: ha calpestato i nostri momenti di gloria legati all’era Moratti, conclusa in modo impietoso tra le mani orientali del gruppo di holding ‘Suning’.

Gente, mettetevi il cuore in pace. Per quanto un uomo possa amare uno sport, dei colori o semplicemente delle persone che mai incontrerà nel corso della sua vita, ci sarà sempre un cinese o un petroliere mediorientale disposto a comprare i tuoi sogni e i tuoi beniamini, per farne strumento di commercio e fonte di guadagno. D’altra parte, ci sarà sempre un presidente stanco di buttar soldi, molti per le sue tasche, in una compagnia che raramente, nel corso della sua storia ormai secolare, ha fruttato un guadagno dai propri risultati. Così arriva uno straniero, dal buon fiuto imprenditoriale, disposto a spendere quei quattro spiccioli, ereditati dall’impero del padre, per prendere in mano il destino di una società ed il cuore dei suoi tifosi. È quando ti accorgi che, seppur acquistando campioni provenienti da tutto il mondo, la squadra non riesce ad ottenere alcun risultato concreto che vorresti riappropriarti dei tuoi sogni, del tempo gettato al vento per seguire le tue passioni e quegli undici mercenari che, una volta riportato a casa lo stipendio e qualche contratto pubblicitario, si sentono appagati. L’uomo vive di passioni, di emozioni nate da un gruppo, guidato da un uomo speciale capace di muovere lo spirito di altri suoi pari, in grado di abbattere marziani e sedere sul trono mondiale portando con sé coppe e coppe.

Signori miei, purtroppo quei tempi son finiti: come i giorni della nostra vita, anche i ricordi non sono come i capelli di un giovane, che continuano a rispuntare sempre più forti sulla cute ancora fertile, ma sono come quei quattro peli che si ostinano a rimanere attaccati all’ormai spoglia e priva di linfa vitale palla da biliardo di un settantenne, i quali, una volta carpiti, non ricrescono più, lasciando solamente nostalgici ricordi dei tempi che furono, e di una chioma folta e rigogliosa ormai preda del passato.

Non è ancora il mio momento: a quanto pare dovrò aspettare ancora “il tempo di un caffè” che il barbiere amputi una parte di me con la quale ho condiviso tutto in questi ultimi mesi, dal sudore zampillante nato dal caldo e dalla fatica del calcetto, al cappello per proteggerli dal freddo e le intemperie, fino allo shampoo fortificante al ‘Luppolo e semi di miglio’ che ho usato quotidianamente per massaggiarli e lavargli via tutto lo sporco della giornata. Ho tempo, quindi, per appuntarmi qui una riflessione fatta qualche giorno fa, prendendo in considerazione me e la mia vita, argomenti sui quali sono alquanto preparato, concentrandomi sugli ultimi tre anni appena trascorsi. Nel 2014, appena superato il tanto temuto esame di maturità, con non poche difficoltà e problematiche una sommata all’altra, mi sono ritrovato, come tutti i miei compagni di liceo, a dover scegliere il passo successivo del mio percorso di formazione, sia culturale che professionale. Mi ritrovai in una piazza enorme, piena di strade larghe che si diramavano dal centro dov’ero io, che mi stavo grattando nervosamente la testa in preda alle domande, ai pensieri ed ai dubbi, disordinando ancora di più i miei capelli. Furono due i corsi che richiamarono la mia attenzione: uno a nord e l’altro a sud, praticamente uno opposto all’altro: ne imboccai uno. Mi condusse verso la via detta ’ingegneria’, passando per quel vicoletto chiamato ‘meccanica’ percorribile in tutta la sua estensione solamente da poche persone, i più tenaci, i più dediti allo studio armati di pura passione ed armati di pesanti scarponi dalle solide suole. Col passare del tempo mi accorsi di non avere l’equipaggiamento adatto per affrontare le numerose difficoltà che mi si presentavano in successione ogni giorno di più e per risbucare in tempi ragionevoli alla fine di quella tortuosa stradina. Arrivai a metà del secondo anno di lezioni, quando ancora mi era impossibile scorgere anche una flebile ombra del futuro che, forse, mi stava aspettando, così volsi lo sguardo alle mie spalle, riassumendo ciò che ero stato in grado di fare fino a quel giorno: notai immediatamente che i passi, pochi in verità, avanzati su quelle pietre sconnesse erano frutto delle mia capacità di improvvisazione, di sopravvivenza sviluppata nel tempo e non di quella sana passione ormai necessaria per proseguire il viaggio. Decisi, infine, di ripercorrere quei pochi metri al contrario, in modo da uscire da quel vicolo, attraversare la piazza in tutta la sua estensione, ed incamminarmi per l’altro corso, mai perso di vista dai miei occhi, ed entrare nell’eterno mondo della letteratura.

‘Panta rei’ affermava Eraclito, ‘non si può discendere due volte nel medesimo fiume‘, Carpe diem! ’ aggiunse Orazio. Loro sì che conoscevano il valore del tempo, forse più di quanto i secoli e gli scritti sono riusciti a tramandarci. ‘Cogliete l’attimo, uomini, perché non tornerà più come prima’, potrebbe essere una valida somma dei due concetti. Questi, nella nostra società moderna e avanzata, sono diventati due dei più famosi e ripetuti – fino all’esasperazione – luoghi comuni, o proverbi, o perle di saggezza, perdendo probabilmente tutto lo spessore che si erano andati a formare nella mente dei due antichi. Restano, però, una valida fonte di ispirazione per chi, come me, non si accontenta di ciò che la società e la mentalità comune gli offre sotto agli occhi, costruendosi un proprio pensiero autonomo della vita, delle sue casualità e delle occasioni che ci sfuggono o cogliamo, spesso senza ragionare sufficientemente sulle conseguenze che avranno nel futuro.

Così, all’età di ventun anni, mi ritrovai a dover ricominciare daccapo, come se non avessi fatto nulla – e dal punto di vista formale è così – per due anni della mia vita. Solo ora mi rendo conto di quanto, in verità, Eraclito ed Orazio avessero visto in profondità nella mia storia, lontana da loro un tempo inimmaginabile: quegli anni non li ritroverò più. Nessuno sarà mai in grado di farmi tornare indietro, a quel giorno di agosto, in modo da cambiare il nome della facoltà sulla domanda d’iscrizione all’università. Solo una cosa mi resta da fare: riuscire a non buttar via quell’esperienza frutto della speranza senza un logico fondamento, facendo tesoro di ciò che ho appreso, delle persone che ho conosciuto e dell’ambiente che ho vissuto per quel tempo, portandolo con me come motivo d’orgoglio. Sicuramente ciò che sto vivendo ora non è lo stesso che avrei vissuto se la mia storia fosse andata diversamente, ma questa è stata una scelta mia ed ora posso dire: ho provato, ho fallito ed ora so quale sia la strada giusta per me.

W.

19/12/2016