Fast and Furious 8: arriva il primo trailer ufficiale

Universal Pictures mostra a Times Square il primo trailer dell’ottavo capitolo della saga

 

Fast and Furious 8, ecco il video di Vin Diesel che annuncia il ... - sceglilfilm.it

 

Come anticipato dalla Universal Pictures, è stato trasmesso in diretta Facebook il tanto atteso trailer del nuovo capitolo della saga #Fast and Furious proiettato alle 1.40 del mattino del 12 dicembre 2016 a Times Square.

L’ottavo capitolo

‘Fast and Furious 8: The Fate of the Furious’ è il titolo dell’ennesimo capitolo dell’avvincente saga che sin dal 2001 domina incontrastata nei cuori dei giovani appassionati di corse automobilistiche arricchite con storie d’amore e d’amicizia commoventi. Candidata a diventare una delle saghe più longeve del #Cinema, questo ottavo capitolo apre all’ultima trilogia targata ‘Fast and Furious’, che probabilmente gli permetterà di festeggiare il ventesimo compleanno (nel 2021) sui grandi schermi del mondo. Fu Vin Diesel in persona, insieme con il regista Gary Gray, ad annunciare il 27 aprile scorso l’inizio della produzione di questo nuovo capitolo, tramite la pubblicazione di foto del cast e dei set. Per vedere il film su grande schermo dovremo aspettare il 13 aprile #2017, ma intanto possiamo goderci il trailer che sta facendo il giro del mondo.

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Il trailer

La pellicola si apre con la fuga di Vin Diesel (Dom), Dwayne Johnson, Jason Statham e le rispettive compagne da un gruppo di poliziotti che non riescono a star dietro ai bolidi dei protagonisti ed ai loro mirabolanti e perfettamente orchestrati piani evasivi. Seminati i poliziotti, Vin Diesel compie una mossa inaspettata da tutti: tradisce la propria famiglia provocando un incidente, che li porterà ad essere arrestati e messi in carcere. Si scoprirà che una donna misteriosa, interpretata dalla premio Oscar Charlize Theron, ha sedotto Vin con l’obiettivo di farlo entrare nel mondo del terrorismo Hi-Tech. Consci della grande minaccia, gli uomini del governo americano decidono di assoldare i vecchi compagni di squadra del ricercato, gli unici capaci di prevedere almeno in minima parte le sue mosse, Johnson e Statham. Comincia così la caccia al terrorista per tutto il mondo, passando dagli Stati Uniti, a Cuba e perfino tra i ghiacci del nord dove la minaccia si fa sempre più consistente. In poche parole, questa trilogia pare serbare grandi colpi di scena e tanta, tantissima azione.

W.

12/12/2016

Berlinale 2017: il Festival Internazionale del film rivela alcuni nomi

Reso pubblico il programma della 67° edizione, torna un film di Kaurismaki e Richard Gere.

 

Away In Style | Glashütte Original Documentary Film Award at ... - awayinstyle.com

Dal 9 al 18 febbraio #Berlino ospiterà la sessantaseiesima edizione di uno dei #festival dedicati al #Cinema più importanti in assoluto, la Berlinale 2017 che assegnerà il tanto desiderato ‘Orso d’oro’, vinto lo scorso anno dall’italiano Gianfranco Rosi con il suo ‘Fuocoammare’.

Le regole della giuria

Con oltre 330 mila biglietti venduti al pubblico ed oltre 400 film in concorso divisi in cinque categorie, Berlino si appresta ad ospitare i registi più talentuosi e di maggior risalto nel mondo cinematografico per soddisfare le menti assetate di novità ed opere profonde degli spettatori sempre più desiderosi di conoscere le pellicole che invaderanno le sale di tutto il mondo. I film hanno come uniche restrizioni quelle di dover essere stati prodotti non più di 12 mesi dalla data di presentazione al festival, di essere stati distribuiti solamente nel paese d’origine e, naturalmente, non devono aver partecipato ad alcun concorso precedentemente. Il Presidente della Giuria, che succederà a Meryl Streep, sarà il regista di ‘Basic Instinct’ e di ‘Elle’, soprattutto, Paul Verhoeven, il quale può vantare anche di una nomination agli Oscar.

Ospiti e categorie

Tra gli autori più attesi vi è sicuramente il finlandese Aki Kaurismaki, padre del ‘Miracolo a Le Havre’, con un film incentrato sull’incontro tra un normale cittadino e un uomo in cerca di asilo. Scorrendo invece i nomi degli attori che hanno recitato nei vari film in concorso al Festival spiccano Richard Gere, in ‘The Dinner’ di Oren Moverman, Penelope Cruz in ‘La Reina de Espana’ di Fernando Trueba e Samuel L. Jackson in qualità di voce narrante in ‘I am not your negro’. Le sezioni più seguite dagli spettatori di tutto il mondo negli ultimi anni sono state soprattutto ‘Panorama’, la quale comprende le novità nate da produttori indipendenti e delle Art-house americane, ‘Forum’, dedicata ai documentari rivolti all’attualità politica e sociale proveniente da ogni angolo della Terra, e ‘Generation’, per film d’animazione e non destinati prevalentemente alla fascia di pubblico più giovane. Non ci resta che pazientare fino al 9 febbraio per scoprire se il cinema inaugurerà il 2017 con grandi novità o meno.

W.

15/01/2017

Fonti del Clitunno – Febbraio 2017

‘Alle Fonti del Clitumno’ – Odi Barbare

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“Ancor dal monte, che di foschi ondeggia

frassini al vento mormoranti e lunge

per l’aure odora fresco di silvestri

salvie e di timi,

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scendon nel vespero umido, o Clitumno,

a te le greggi: a te l’umbro fanciullo

la riluttante pecora ne l’onda

immerge, mentre

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ver’ lui dal seno del madre adusta,

che scalza siede al casolare e canta,

una poppante volgesi e dal viso

tondo sorride:

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pensoso il padre, di caprine pelli

l’anche ravvolto come i fauni antichi,

regge il dipinto plaustro e la forza

de’ bei giovenchi,

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de’ bei giovenchi dal quadrato petto,

erti su ‘l capo le lunate corna,

dolci ne gli occhi, nivei, che il mite

Virgilio amava.”

G. Carducci – 1876

Il Tempo d’Attesa

Odio andare dal barbiere.

Tanto tempo perso solo per aprire e chiudere le lame delle forbici con i miei carissimi capelli nel mezzo. L’unico modo che ho per non pensare a questa atrocità è scrivere in questo blocchetto i miei pensieri, così da far passare il tempo d’attesa più velocemente. Comunque questa è una cosa che chiunque potrebbe fare, certo non con maestria e mestiere come chi ha studiato e si è esercitato per anni in questo campo, ma poi tanto ricrescono, giusto? I miei parenti vogliono che sia sempre perfetto, in ordine, con l’aspetto curato ed i vestiti giusti per qualsiasi occasione. La verità è che a me non interessa minimamente: non capisco perché la gente dovrebbe giudicare la mia persona semplicemente dal primo sguardo. Io sono molto di più di ciò che si può vedere dai miei capelli arruffati o scriminati, oppure dalla giacca e camicia o dalla felpa col cappuccio. Proprio per questo motivo mi diverto a dare alla gente una prima impressione di me del tutto fuorviante da ciò che sono veramente, così da lasciarli stupiti o, addirittura, senza parole, insegnandogli, magari, indirettamente ad andare oltre l’aspetto di una persona prima di affibbiargli un qualsivoglia giudizio.

E via ad aspettare, non più di tre mesi dopo l’ultima volta, ancora seduto su quella poltroncina per non fare un torto ai miei cari ed ai loro princìpi, sprofondando tra la musica che passa la radio in sottofondo e le rade chiacchiere che inquinano l’aria di un barbiere per soli uomini, confondendosi tra l’aroma della cera e del gel per capelli. L’unica soluzione che riesco ad escogitare in quella giungla paesana per ammazzare il tempo è intristirmi di fronte alle pagine dei quotidiani sportivi cui sottotitoli riportano “Inter, 2-1 da brivido”. Già, nonostante sia figlio di una famiglia di tifosi sfegatati bianconeri, ahimè son nato con cuore nerazzurro. In quest’ultimo, brevissimo periodo, lungo ormai la bellezza – si fa per dire – di sette anni, chi è come me sopravvive grazie ai ricordi, ai sogni vissuti una lontana notte primaverile di Madrid, quando i nostri occhi ammiravano estasiati sullo schermo di una televisione le prodezze dell’Acchiappasogni e del Principe albiceleste, che avvicinandosi al bene supremo incondizionato, ci hanno fatto abbracciare, gioire, cantare con chiunque fosse a pochi passi di distanza da noi, facendoci dimenticare qualsiasi torto ci avesse fatto fino a quel momento. Tuttavia, tempo non è stato clemente con noi, tifosi del biscione di Milano: ha calpestato i nostri momenti di gloria legati all’era Moratti, conclusa in modo impietoso tra le mani orientali del gruppo di holding ‘Suning’.

Gente, mettetevi il cuore in pace. Per quanto un uomo possa amare uno sport, dei colori o semplicemente delle persone che mai incontrerà nel corso della sua vita, ci sarà sempre un cinese o un petroliere mediorientale disposto a comprare i tuoi sogni e i tuoi beniamini, per farne strumento di commercio e fonte di guadagno. D’altra parte, ci sarà sempre un presidente stanco di buttar soldi, molti per le sue tasche, in una compagnia che raramente, nel corso della sua storia ormai secolare, ha fruttato un guadagno dai propri risultati. Così arriva uno straniero, dal buon fiuto imprenditoriale, disposto a spendere quei quattro spiccioli, ereditati dall’impero del padre, per prendere in mano il destino di una società ed il cuore dei suoi tifosi. È quando ti accorgi che, seppur acquistando campioni provenienti da tutto il mondo, la squadra non riesce ad ottenere alcun risultato concreto che vorresti riappropriarti dei tuoi sogni, del tempo gettato al vento per seguire le tue passioni e quegli undici mercenari che, una volta riportato a casa lo stipendio e qualche contratto pubblicitario, si sentono appagati. L’uomo vive di passioni, di emozioni nate da un gruppo, guidato da un uomo speciale capace di muovere lo spirito di altri suoi pari, in grado di abbattere marziani e sedere sul trono mondiale portando con sé coppe e coppe.

Signori miei, purtroppo quei tempi son finiti: come i giorni della nostra vita, anche i ricordi non sono come i capelli di un giovane, che continuano a rispuntare sempre più forti sulla cute ancora fertile, ma sono come quei quattro peli che si ostinano a rimanere attaccati all’ormai spoglia e priva di linfa vitale palla da biliardo di un settantenne, i quali, una volta carpiti, non ricrescono più, lasciando solamente nostalgici ricordi dei tempi che furono, e di una chioma folta e rigogliosa ormai preda del passato.

Non è ancora il mio momento: a quanto pare dovrò aspettare ancora “il tempo di un caffè” che il barbiere amputi una parte di me con la quale ho condiviso tutto in questi ultimi mesi, dal sudore zampillante nato dal caldo e dalla fatica del calcetto, al cappello per proteggerli dal freddo e le intemperie, fino allo shampoo fortificante al ‘Luppolo e semi di miglio’ che ho usato quotidianamente per massaggiarli e lavargli via tutto lo sporco della giornata. Ho tempo, quindi, per appuntarmi qui una riflessione fatta qualche giorno fa, prendendo in considerazione me e la mia vita, argomenti sui quali sono alquanto preparato, concentrandomi sugli ultimi tre anni appena trascorsi. Nel 2014, appena superato il tanto temuto esame di maturità, con non poche difficoltà e problematiche una sommata all’altra, mi sono ritrovato, come tutti i miei compagni di liceo, a dover scegliere il passo successivo del mio percorso di formazione, sia culturale che professionale. Mi ritrovai in una piazza enorme, piena di strade larghe che si diramavano dal centro dov’ero io, che mi stavo grattando nervosamente la testa in preda alle domande, ai pensieri ed ai dubbi, disordinando ancora di più i miei capelli. Furono due i corsi che richiamarono la mia attenzione: uno a nord e l’altro a sud, praticamente uno opposto all’altro: ne imboccai uno. Mi condusse verso la via detta ’ingegneria’, passando per quel vicoletto chiamato ‘meccanica’ percorribile in tutta la sua estensione solamente da poche persone, i più tenaci, i più dediti allo studio armati di pura passione ed armati di pesanti scarponi dalle solide suole. Col passare del tempo mi accorsi di non avere l’equipaggiamento adatto per affrontare le numerose difficoltà che mi si presentavano in successione ogni giorno di più e per risbucare in tempi ragionevoli alla fine di quella tortuosa stradina. Arrivai a metà del secondo anno di lezioni, quando ancora mi era impossibile scorgere anche una flebile ombra del futuro che, forse, mi stava aspettando, così volsi lo sguardo alle mie spalle, riassumendo ciò che ero stato in grado di fare fino a quel giorno: notai immediatamente che i passi, pochi in verità, avanzati su quelle pietre sconnesse erano frutto delle mia capacità di improvvisazione, di sopravvivenza sviluppata nel tempo e non di quella sana passione ormai necessaria per proseguire il viaggio. Decisi, infine, di ripercorrere quei pochi metri al contrario, in modo da uscire da quel vicolo, attraversare la piazza in tutta la sua estensione, ed incamminarmi per l’altro corso, mai perso di vista dai miei occhi, ed entrare nell’eterno mondo della letteratura.

‘Panta rei’ affermava Eraclito, ‘non si può discendere due volte nel medesimo fiume‘, Carpe diem! ’ aggiunse Orazio. Loro sì che conoscevano il valore del tempo, forse più di quanto i secoli e gli scritti sono riusciti a tramandarci. ‘Cogliete l’attimo, uomini, perché non tornerà più come prima’, potrebbe essere una valida somma dei due concetti. Questi, nella nostra società moderna e avanzata, sono diventati due dei più famosi e ripetuti – fino all’esasperazione – luoghi comuni, o proverbi, o perle di saggezza, perdendo probabilmente tutto lo spessore che si erano andati a formare nella mente dei due antichi. Restano, però, una valida fonte di ispirazione per chi, come me, non si accontenta di ciò che la società e la mentalità comune gli offre sotto agli occhi, costruendosi un proprio pensiero autonomo della vita, delle sue casualità e delle occasioni che ci sfuggono o cogliamo, spesso senza ragionare sufficientemente sulle conseguenze che avranno nel futuro.

Così, all’età di ventun anni, mi ritrovai a dover ricominciare daccapo, come se non avessi fatto nulla – e dal punto di vista formale è così – per due anni della mia vita. Solo ora mi rendo conto di quanto, in verità, Eraclito ed Orazio avessero visto in profondità nella mia storia, lontana da loro un tempo inimmaginabile: quegli anni non li ritroverò più. Nessuno sarà mai in grado di farmi tornare indietro, a quel giorno di agosto, in modo da cambiare il nome della facoltà sulla domanda d’iscrizione all’università. Solo una cosa mi resta da fare: riuscire a non buttar via quell’esperienza frutto della speranza senza un logico fondamento, facendo tesoro di ciò che ho appreso, delle persone che ho conosciuto e dell’ambiente che ho vissuto per quel tempo, portandolo con me come motivo d’orgoglio. Sicuramente ciò che sto vivendo ora non è lo stesso che avrei vissuto se la mia storia fosse andata diversamente, ma questa è stata una scelta mia ed ora posso dire: ho provato, ho fallito ed ora so quale sia la strada giusta per me.

W.

19/12/2016

Silenzio di Passione

“L’accusa ha appena terminato la richiesta della massima pena per il qui presente, Mr. Jack Smiler, unico imputato dell’assassinio della moglie, Mrs. Margareth Townin, nella loro camera da letto con otto pugnalate in diverse parti del corpo avvenuto il 31 agosto. L’arma del delitto, il tagliacarte di proprietà di Mr. Smiler, è stata ritrovata alla prima ispezione della scena del delitto dalla polizia, chiamata dallo stesso Mr. Smiler, tra le mani dell’imputato. Le prove contrarie alla colpevolezza dell’unico accusato del delitto non sono state rinvenute in alcun modo, tuttavia se la difesa ha qualcosa da aggiungere, la giuria è pronta ad accogliere qualsiasi smentita sulla ricostruzione dei fatti qui in esame.” Nemmeno il giudice penale in persona, l’onorevole Mr. Gillman, che aveva ormai coltivato una certa esperienza riguardo femminicidi o omicidi passionali durante la sua lunga carriera, aveva ben chiara la situazione: nessun dubbio era stato sollevato dalla difesa, nessuna obiezione particolare atta a rigirare la questione o a trovare una falla nel metodo di investigazione. L’imputato, Mr. Smiler, sembrava stranamente arrendevole, passivo, come se volesse coprire qualcun altro, ma chi? Non c’erano altre che le sue di impronte sul manico del tagliacarte, mentre sulle superfici dei mobili all’interno della camera da letto non risultò alcuna stranezza riguardo segni particolari o effetti personali che avrebbero potuto far ipotizzare la presenza di una terza persona. Il suo avvocato, assegnatogli dagli uffici del ministero poiché egli non desiderava nemmeno essere difeso, si alzò in piedi, si sistemò la toga ed esordì: “Onorevoli membri della giuria, abbiamo ascoltato la ricostruzione dei fatti dell’accusa, molto ben articolata e dettagliata, tuttavia chi altri, se non colui che era realmente presente durante l’accaduto, potrebbe ricostruire esattamente la scena in questione? Proprio per questo, chiamo Mr. Smiler a raccontarci, sotto giuramento, l’accaduto, come ancora non ha mai fatto durante l’udienza.” Il giudice Gillman non aspettava altro: finalmente l’accusato di una tale atrocità avrebbe detto qualcosa a sua discolpa, magari facendo emergere dubbi o complicazioni non ancora pervenute. 

Tutta l’aula, colma di parenti della vittima, trattenne il fiato: che si sia deciso di confessare? Si alzò silenziosamente dal banco degli imputati e si diresse, barcollando, verso la giuria. Quella storia l’aveva privato di tutte le forze, ormai non parlava e non mangiava da quell’orribile giorno, beveva soltanto per non morire e rimanere nella sua profonda sofferenza. Si sedette sulla poltrona dei testimoni, gli si accostò l’avvocato difensore: “Mr. Smiler, la storia ricostruita dall’accusa sembra metterlo spalle al muro, l’unico modo che ha per spiegare le sue ragioni è raccontarci cosa sia realmente accaduto il pomeriggio del 31 agosto scorso. La prego di essere più dettagliato possibile”, arrivò anche la guardia con la formula da leggere per impegnarsi ad essere il più sincero possibile di fronte alla giuria, cosa che lesse con un filo di voce appena udibile dai presenti più prossimi a lui. Dopo secondi interminabili di silenzio, alzò lo sguardo e scrutò la folla che occupava il tribunale: tutti i presenti avevano gli occhi iniettati di sangue, poteva percepire l’odio e l’astio che provavano nei suoi confronti, pronti a condannarlo alla cella o, peggio ancora, alla forca. Notò in un attimo che nessuno dei suoi due fratelli aveva avuto il coraggio di assisterlo nel momento più buio della sua vita. Sapeva di non essergli mai andato a genio, ma mai avrebbe immaginato di ritrovarsi come un gatto, ferito, di fronte a decine di cani rabbiosi pronti a mangiarselo vivo, pur senza avere la certezza delle sue reali colpe. Si rincuorò pensando che, per sua fortuna, nella peggiore delle ipotesi sarebbe marcito in cella fino alla morte, e non sbranato da bestie fameliche. 

Così, cominciò: “Il 31 agosto, era un bel pomeriggio di sole – disse sorridendo alla memoria – stavo passeggiando per il parco vicino a Main Street alla ricerca di Frances. Per chi non lo sapesse, cioè tutti i presenti in quest’aula, Frances è una giovane donna che ho conosciuto, la notte dell’ultimo giorno dello scorso anno. Lei era in servizio come cameriera part-time nel locale in cui io e Margareth decidemmo di terminare un anno colmo di discussioni e diverbi: giurammo, seduti ad un tavolo in mezzo ad altra gente, che avremmo fatto di tutto in futuro per tornare ad essere la coppia felice che eravamo un tempo. Poi arrivò lei, a fare il suo dovere da cameriera, vestita con corti abiti rossi decorati con filature dorate, come se fosse un augurio di ‘buon anno’ vivente. Io fui perdutamente rapito dalla sua travolgente, giovane bellezza. Cominciammo, da quella notte, a frequentarci, sempre più assiduamente, facendo entrare nelle nostre vite la trasgressione, oltre ad una rinnovata passione nel mio cuore. Ovviamente oggi non è presente in quest’aula, anzi credo che a quest’ora sia ben lontana da me e da lei, signor giudice. Insomma, il sole era alto in cielo, splendeva come non mai e, come ben sapete la scorsa estate non fu particolarmente secca, perciò i frutti della primavera erano ancora rigogliosi. Decisi di cogliere alcune rose selvatiche, incantevoli, tra i cespugli del parco: otto per la precisione. Sapevo che Frances adora le rose, in particolare quelle rosse: diceva che cercando tra i suoi petali ci si può trovare la più profonda felicità che la vita possa offrire. Così continuai a passeggiare per il parco, finché non la vidi in lontananza: bella come sempre, con un lungo abito scarlatto, dolce come non mai, preda dell’energia rilasciata dai raggi lucenti della grande stella infuocata. Mi corse incontro radiosa, mi strinse le sue braccia al collo e mi baciò. È incredibile come l’amore spensierato di una donna più giovane possa meravigliare tanto un uomo appiattito dalla quotidianità di questo grigio mondo, qual ero io. Lei è di un’altra epoca rispetto a me, vent’anni in meno sembravano un’eternità in quel momento. Si accorse delle rose che stavo tentando di nascondere e ne fu talmente colpita che si mise a ridere, poi ad abbracciarmi di nuovo. La sua gioia, la sua felicità erano veramente contagiose, e come ogni volta che stavo con lei, ogni pensiero mi fuggì dalla mente, ogni problema scivolò nelle fogne per risalire, poi, quando Frances se ne andava. Era una vera e propria droga per me, una dipendenza. Così passammo il pomeriggio a raccontarci tutto ciò che ci successe quel giorno, ridicolizzandolo e scherzandoci su, come se quei problemi appartenessero alla vita di qualcun altro lontano centinaia di miglia da noi. Frances sapeva di Margareth, eccome, anche se non mi faceva mai pesare la cosa. Quella sera, decisi di invitarla in casa, dato che sapevo che mia moglie era appena partita per far visita a sua madre fuori città. Ovviamente Frances accettò di buon grado e dopo aver mangiato un paio di hot dog da un ambulante appena fuori dal parco, cosa che sottolineava per l’ennesima volta quanto bastasse poco per renderla felice, ce ne andammo nel mio appartamento per passare quella che pensavamo sarebbe stata una serata perfetta. Ovviamente, ora sappiamo tutti quanto ci sbagliavamo, ma in quei minuti credevamo realmente di poter toccare il cielo con un dito, di riuscire a volare via da questa vita solo grazie alla nostra passione. Ci bevemmo un paio di bottiglie di vino rosso, ed inebriati da quel dolce succo ci rifugiammo nel letto. Risparmio alla giuria ed a tutti i presenti i dettagli, per rispetto di Margareth, oltre che per vergogna. Mentre stavamo parlando, nudi, sotto le coperte, la porta della camera si spalancò e Margareth ci scoprì. Penso che già sospettasse qualcosa: la sua reazione non fu di stupore, la rabbia si era già impossessata di lei. Impugnò il mio tagliacarte che tenevo sopra alla scrivania nella camera, che usavo per aprire la posta, e si scaraventò su Frances. Io caddi a terra e quando mi rialzai Frances era sopra mia moglie, armata e furiosa: evidentemente la sua giovane età, ed i suoi rapidi riflessi, le avevano permesso di ribaltare la situazione. Cominciò, in preda alla paura ed alla voglia di reagire contro la sua assalitrice, a colpire Margareth con una violenza ed una forza che mai avrei pensato le appartenessero. Una volta, poi due, ma Margareth ancora gridava inerme, allora tre e quattro, le urla di dolore spinsero Frances a darne altre due e poi due ancora, fino al completo silenzio. Con quella sua bella pelle sporca di sangue, si rivestì in fretta e furia e se ne andò per sempre dal portone di casa, lasciandomi lì a terra. Non potevo fare a meno di fissare Margareth insanguinata, con le coperte che tanto aveva desiderato irreparabilmente macchiate di sangue. Mi alzai, mi rivestii in silenzio, chiamai la polizia. Estrassi, poi, il tagliacarte dal corpo di mia moglie e mi inginocchiai ai suoi piedi, chiedendo perdono. Un perdono che non arriverà mai.”

“Allora Mr. Smiler? Non ha nulla da dire a sua discolpa?” silenzio. Continuò il giudice “Le accuse mosse contro di lei sono molto gravi Mr. Smiler, omicidio doloso con chiare prove di colpevolezza, senza movente, né alibi, né testimoni che possano dire il contrario.” Ancora silenzio. L’avvocato della difesa rimase sconcertato di fronte a quell’uomo, accusato di aver brutalmente ucciso la moglie, che non prova in alcun modo ad opporsi al suo destino, ormai inevitabile. “Se la giuria è d’accordo, procederei con l’arresto. Mr. Smiler, accusato dell’assassinio di sua moglie, Margareth Townin, viene condannato – le guardie lo ammanettarono – per omicidio doloso – lo fecero alzare dalla poltrona, sempre con lo sguardo basso – e senza alcun chiaro movente – lo accompagnarono verso l’uscita dal tribunale, con gli occhi della folla fissi su di lui e pieni di odio – alla pena di ergastolo da scontare presso il carcere di Stato.” E colpì il banco con il martelletto.

W.

11/12/2016

Novembre 2016: top 5 film in uscita nelle sale

Dopo Halloween le storie fantastiche ricche di gialli e thriller non finiscono, eccone alcune al cinema.

 

Novembre è alle porte e prima del fatidico mese dei Cinepanettoni e dei film per famiglie, il #Cinema decide di regalarci, oltre a meravigliose storie e biografie di personaggi importanti dei nostri giorni, anche dei debutti sul grande schermo di figli d’arte, come Luke Scott, e dei figli della regia teatrale, Michael Grandage.

La ragazza del treno dal 3 novembre

È sicuramente il film giallo più atteso di questo mese che vede come protagonista una donna divorziata, interpretata da Emily Blunt, che sceglie di ingannare il tempo dei suoi quotidiani viaggi in treno immaginando ed ipotizzando riguardo la vita di uimagesna coppietta che abita in una casa lungo il tragitto dei binari. Considerata da lei come una famiglia perfetta, cosa che lei non è riuscita a creare per sé, la ammira fino al giorno in cui assiste ad una scena alquanto scioccante che turberà i suoi pensieri portandola a mischiare la sua vita con un mistero più grande di lei.

 

Genius dal 9 novembre

Debutta come regista sul grande schermo, dopo anni dedicati al teatro, Michael Grandage con questa pellicola basata sulla biografia dell’editore di New York Max Perkins, il quale ebbe il coraggio nei primi anni del novecento di pubblicare i primi romanzi degli emergenti F. Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway e Thomas Wolfe, uno dei protagonistidel film.

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Morgan dal 9 novembre

Primo horror girato da Luke Scott, figlio del famoso Ridley, ambientato in un’atmosfera fantascientifica nella quale si cerca di migliorare ed aumentare le possibilità dell’intelligenza artificiale. La protagonista, Kate Mara, viene chiamata per indagare riguardo l’avvenimento di alcuni incidenti proprio nei segretissimi laboratori nei quali venivano condotti esperimenti sull’I.A. Morgan impiantata nel corpo di una ragazzina.

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Fai bei sogni dal 10 novembre

Ispirato all’omonima autobiografia del giornalista de ‘La Stampa’, Massimo Gramellini, il film racconta della difficile infanzia di un bambino senza la madre, morta, a quanto dicono i pareimages-1nti, a causa di un infarto. Crescendo e affermandosi come giornalista, Massimo decide di indagare riguardo il vero motivo per cui sua madre morì condannandolo a vivere senza aver mai provato a pieno l’amore di una madre per il proprio figlio. Questa sua indagine lo porterà a scoprire le identità dei mostri della vita di tutti i giorni, della complessità del mondo e della finzione della società moderna.

 

Animali fantastici e dove trovarli dal 17 novembre

Torna sul grande schermo uno dei numerosi romanzi della celebre J. K. Rowling, madre del maghetto Harry Potter e di tutto il suo mondo magico. Quest’anno avremo l’occasione di vedere il primo di una serie di cinque film ispirato dall’omonimo libro, più una sorta di bestiario che un vero e proprio romanzo, che racconta le avventure del ‘magizoologo’ Newt Scamandro che, per partecipare ad un convegno del Congresso Magico, si reca negli Stati Uniti d’America accompagnato dalla sua particolare valigetta. In questa, al contrario di ogni umana logica, vivono migliaia di creature le quali riescono a fuggire ed a mettere a repentaglio la già delicata relazione tra il mondo magico e quello ‘babbano’. #Novembre #2016

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W.

30/10/2016

Red Dead Redemption 2: il primo trailer e la data d’uscita

Rockstar ha pubblicato il primo trailer ufficiale suscitando dubbi e speranze nei players di tutto il mondo.

 

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Sono ormai passati più di sei anni da quando la #Rockstar Games, nota casa produttrice statunitense di #Videogiochi, madre di titoli come ‘Gran Theft Auto’ e‘Max Payne’, mise sul mercato quello che era all’epoca il primo ‘open world’ambientato interamente nel selvaggio West nei primi anni del ‘900, chiamato ‘Red Dead Redemption’.

Si ritorna nel selvaggio West

Il 20 ottobre 2016, il canale ufficiale su YouTube della Rockstar Games ha pubblicato il primo trailer di ‘Red Dead Redemption 2’ il quale mostra fin da subito i meravigliosi paesaggi, con tanto di fitte foreste, fiumi, mandrie di bufali e vaste lande desolate. In aggiunta al titolo precedente, come può far dedurre una scena del trailer, ci potrebbero essere anche delle realtà cittadine più profonde e meglio dettagliate. Non si sa ancora con certezza quale sarà l’antagonista, o la difficoltà che il nostro protagonista dovrà affrontare, ma senza dubbio la distruzione, la disperazione ed il dolore non mancheranno per coinvolgere emotivamente il giocatore.

Prequel o sequel?

La locandina, come anche l’ultima scena del trailer, mostra sette pistoleri che molto probabilmente, come anche nel precedente titolo, saranno i protagonisti di questa nuova avventura Western, dei quali ricordiamo John Marston il personaggio più importante nel gioco. La ripresa degli stessi personaggi farebbe presagire il fatto che il nuovo RDR 2 non sia altro che un ‘prequel’ del primo, cioè basato su una storia e su degli avvenimenti antecedenti, quando ancora i sette pistoleri non erano altro che una banda di fuorilegge. Un altro indizio a favore di questa interpretazione è dato dal finale del primo capitolo, il quale sembrava aver chiuso definitivamente quel filone narrativo, senza lasciare praticamente nessuna questione in sospeso e che introduce ad una nuova epoca storica successiva al Western, cosa che di fatto escluderebbe un sequel con la stessa ambientazione.

Mentre è già possibile preordinare il gioco, cosa che vi permetterà di averlo nel day one, i nostri dubbi rimarranno tali fino ad autunno 2017, data annunciata dalla stessa Rockstar Games, o forse basterà un nuovo trailer a schiarirci un po’ le idee?#tecnologia

W.

21/10/2016